Andamento dei mercati finanziari

L’approssimarsi della fine del 2017 pone sul tavolo una serie di interrogativi che di solito accompagnano il passaggio da un anno all’altro, anche se questa volta i dubbi e le perplessità sembrano essere di gran lunga maggiori rispetto a quelli vissuti ad esempio a fine 2016.

L’andamento dei mercati azionari nella seconda parte dell’anno, unitamente allo scenario macro attuale, impongono una severa riflessione su quello che potrà accadere nel corso dei prossimi mesi.

Sulla base delle tematiche maggiormente dibattute nel secondo semestre e in particolare nelle ultime settimane, sembra facile intuire che ci saranno due temi di rilievo che occuperanno la scena dei mercati per buona parte del 2008.

Da una parte si continuerà a parlare sicuramente della crisi dei mutui subprime e dall’altra l’attenzione sarà tutta rivolta alla crescita economica e all’evoluzione che potrà interessare la congiuntura a livello globale durante il prossimo anno.

Ormai sembra scontato che la crisi innescatasi questa estate si sia in parte trasferita sull’economia reale da qui le revisioni al ribasso della crescita per le più importanti aree del globo, le Banche Centrali in particolare stanno rivedendo le proprie stime al ribasso.

Per onore della verità va affermato che i dati macro (specialmente quelli europei) mostrano ancora una discreta tenuta mentre e evidente un notevole deterioramento dei sentiment e delle aspettative sia a livello di produttori che di consumatori sia europei che americani.

Analizzando più in dettaglio il mercato italiano sembra essere quello che più ha scontato lo scenario negativo verificatosi negli ultimi sei mesi, questo per diverse ragioni.

Prima tra tutte nella composizione dei nostri indici, sono presenti tantissime banche e questo spiega ma solo in parte la sotto performance del nostro mercato nell’anno 2007, in Italia poi sono praticamente inesistenti investitori quali fondi pensioni che in una fase come quella verificatasi nella seconda parte dell’anno sarebbero stati particolarmente utili, a questo aggiungiamo che i fondi comuni italiani vedono un deflusso di capitali importante ormai da circa 18/24 mesi.

Anche un quadro politico istituzionale molto confuso, litigioso e a volte incomprensibile ai più ha tenuto lontano investimenti ed investitori, specialmente stranieri dal nostro listino.

Tutto questo ha portato a valutazioni di alcune aziende italiane a livelli che non si vedevano da anni in termini di valori fondamentali e di multipli. Tutti affermano, comprese molte banche d’affari straniere, e non solo l’Abi e la Banca d’Italia che la nostra industria del credito e decisamente poco esposta alla vicenda subprime, eppure non è difficile trovare banche che sono quotate a poco più dei mezzi propri vale per tutte l’esempio della Banca Popolare di Milano (a 9.20 euro per azione 1.1 volte i M/P) ma anche molte altre, il tutto assume anche una connotazione grottesca quando si vede che gli sportelli bancari italiani che per motivi antitrust alcuni istituti hanno dovuto vendere, costano tra gli 8/9 milioni di euro, cifre da capogiro che sono state pagate anche da banche estere.

Questo vale per tantissime altre aziende una per tutte Italcementi che ha visto il proprio corso praticamente dimezzato negli ultimi sei mesi, pur in presenza di un rallentamento del settore, non si tiene conto che aziende come Italcementi hanno in questi anni diversificato moltissimo, anche a livello geografico, e quindi oggi producono e vendono in aree del mondo a forte crescita, anche in questo caso questa azienda ha sotto performato i suoi competitor europei.

Nelle aziende italiane a piccola e media dimensione l’effetto della crisi e stata ancora più pesante, qui ha giocato a sfavore sicuramente la mancanza di liquidità per cui specialmente durante l’estate a volte si è assistito ad un effetto avvitamento al ribasso dei corsi, in alcuni casi nei mesi a seguire si è potuto notare qualche recupero ma sicuramente la situazione permane molto difficile. Anche qui una per tutte Danieli, è inequivocabilmente considerata da tutti quelli che l’hanno studiata un azienda gioiello ma anche nel suo caso siamo in presenza di un andamento dei corsi deludente nei confronti dei suoi competitor europei e non.

Attualmente non si sa se nell’anno 2018 in Italia saranno prorogati gli incentivi al mercato dell’auto, nel caso non ci fosse nessun aiuto di stato alcuni centri studi specializzati hanno previsto un calo delle vendite nell’ordine del 12/15 %. Nell’anno 2007 sono state vendute in Italia 2.650.000 auto circa (dato quasi definitivo) quindi la stima per l’anno 2008 sarebbe di vendite inferiori di 400.000 unità circa, ma si può ritenere che anche in questo caso Fiat rimanga un’ottima occasione in quanto da una parte il successo degli ultimi modelli, il buon posizionamento sul mercato europeo e la continua opera del Dott. Sergio Marchionne nella razionalizzazione dei costi dovrebbe fare di Fiat ancora una storia molto interessante.

Non va dimenticato che ad esempio banche d’affari del calibro di Citigroup hanno un target price di 30 euro su Fiat prevedendo anche un eventuale allungo a 40 euro. Senza dimenticare la storia dello spin off del Gruppo Fiat che valorizzerebbe adeguatamente il reale valore del Gruppo.

Il discorso su Fiat è lungo: non è esposta in area dollaro e quindi non soffre del forte calo del dollaro, ha un parco auto nuovo, produce auto con buoni margini di guadagno e anche le misure sull’emissione di CO2 (anidride carbonica) allo studio presso la Commissione Europea potrebbero di fatto avvantaggiare notevolmente la Fiat rispetto ai produttori tedeschi di auto (Porsche, Audi, Daimler, Bmw, Volkswagen) come ha espressamente detto il ministro dell’ambiente in Germania Sigmar Gabriel (Spd) in un’intervista al secondo canale della Zdf (tv pubblica tedesca).

Concludendo questa breve nota non si può non affrontare anche in una visione prospettica la crisi del Credito. Segnali anche molto negativi in questi ultimi giorni ne sono arrivati molti, basti vedere i livelli a cui sono arrivati i vari Euribor sulle scadenze da uno a tre mesi i quali hanno segnato massimi su massimi che non si vedevano da circa cinque anni, non passa giorno che grandi banche mondiali non annuncino svalutazioni di assets che hanno in pancia.

Si può ipotizzare che tra la fine di gennaio e la metà di febbraio avremo un quadro decisamente più chiaro della situazione in quanto i grandi istituti mondiali dovranno comunicare ai mercati i dati relativi all’anno 2007, e con i principi contabili che ormai tutti i paesi occidentali si sono dotati nel bene o nel male dovremmo venire finalmente a conoscenza dell’entità del fenomeno innescato dai cosiddetti mutui subprime e tutto quello che ne consegue (derivati e obbligazioni strutturate).

Le Banche Centrali negli ultimi mesi si sono trovate in seria difficoltà, da una parte la crisi del credito e dall’altra un inflazione che ricominciava ad alzare la testa. Questi due problemi hanno soluzioni diametralmente opposte, nel primo caso si devono abbassare i tassi nel secondo bisogna alzarli.

La banca Centrale Americana e quella Inglese hanno deciso di abbassare e molto probabilmente proseguiranno anche nell’anno 2008, la BCE per adesso si e limitata a non alzarli come era nella sua previsione prima dell’estate, è presumibile che non si possa rimanere in questa posizione ancora per molto, alla fine dovrà scegliere o abbassa davanti ad un perdurare della crisi o questa rientra e allora potrà riprendere al sua opera di contenimento dell’inflazione.

Non è assolutamente da escludere che alla fine si adeguerà alle altre e da marzo aprile in poi sentiremo parlare di abbassamento dei tassi come indicatori tipo il bund già da tempo, per diversi motivi, indicano. Insomma un grande lavoro dietro le quinte da parte dei governatori delle Banche Centrali della BCE – Jean Claude Trichet e della FED – Ben Bernanke. Non mancano poi interventi incisivi da parte dell’ex governatore della Federal Reserve Alan Greenspan.

Non dimentichiamo poi i livelli quasi tondi che abbiamo visto nel 2007 con il cambio euro-dollaro vicino a quota 1,50 ed il petrolio vicino a quota 100. Probabilmente se qualcuno avesse pensato a certi numeri solo qualche anno fa avrebbe pensato che le borse sarebbero crollate mentre così non è stato e questo lascia riflettere e non poco.
Infine tre piccole considerazioni: bisogna ricordare che le svalutazioni che le banche effettuano sugli assets coinvolti dal problema subprime sono al momento solo esposizioni che vengono valutate a valori inferiori – e quindi svalutati – ma non sono ancora perdite certe. Paradossalmente, in un’ottica ottimistica, le attuali enormi svalutazioni di questi assets potrebbero in futuro essere rivalutati.

Le quotazioni azionarie di alcune banche attualmente sono piuttosto sacrificate. Non è detto che abbiamo raggiunto il minimo, tuttavia capitali esteri provenienti da varie parti del mondo come dai paesi arabi o dalla Cina sono entrati nel capitale di alcune grandi e potenti banche d’affari americane.

Se si considera infatti la bassa valutazione azionaria delle banche USA associata ad un livello dell’euro dollaro intorno a 1,50 e ad una generale debolezza del dollaro contro molte altre valute, l’investimento in azioni americane risulta essere relativamente poco oneroso considerando che probabilmente l’attuale debolezza del dollaro non sarà facilmente sostenibile nel lungo periodo.

Quest’anno il grande problema sono stati i mutui subprime: paradossalmente le persone meno abbienti sono riuscite a fare perdere molti soldi a molti investitori presumibilmente “più ricchi”. E’ un qualcosa che non accade spesso e che tutto sommato in parte fa rivenire in mente il film dell’83″Una poltrona per due” diretto da John Landis ed interpretato da Eddie Murphy.

Nella speranza di un nuovo anno migliore e più “facile” si augura oltre ad un buon Natale un felice e profittevole 2008 pieno di appuntamenti importanti come per esempio l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti.

Fonte: https://www.anee.it/azioni-e-indici/

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